Torino, febbraio 1970                                       BRUNO BRUNI

Il ritrovamento di un antico archivio fotografico familiare rappresenta pur sempre un fatto di un certo valore intellettuale. Esso è di solito concluso da un componente essenziale d'ordine affettivo, le cui risonanze emotive sono destinate ad esaurirsi nelle speculazioni soggettiviste di un pomeriggio domenicale.

Il campo è in egual misura limitato anche nel caso che l'archivio in questione sia di natura scientifica, a meno che una sua rilevanza storica, con caratteristiche di priorità o di rarità, si unisca ad una particolare efficacia rievocativa e documentativa, fondata su un eccellente uso del mezzo tecnico e su una inconsueta ampiezza di dimostrazione. Quando questi requisiti siano in buona misura soddisfatti, una pubblicazione di tali reperti può apparire giustificata e assumere, pertanto, una validità informativa attuale, come è stato egregiamente dimostrato - sul piano della storia del costume italiano e astrazione fatta dagli aspetti artistici - con il recente volume di L. VITALI (Vitali L.: « Un fotografo fin de siècle. il Conte Primoli ». Ed. Einaudi, Torino, 1968. ) sul corpus fotografico del Conte Primoli. Nell'ambito di queste piuttosto ovvie considerazioni, ho creduto di ravvisare le caratteristiche pregiudiziali ora accennate, oltre a pregi stilistici non comuni, in una serie di oltre 300 lastre fotografiche e diapositive inerenti la psichiatria, la medicina legale e la antropologia criminale, raccolte - dal 1890 al 1910 - da mio Nonno, Vitige Tirelli, Docente di Medicina Legale all'Università di Torino e Direttore dell'Ospedale Psichiatrico di Torino per un trentennio. Il proposito di una loro pubblicazione « in memoriam » ha, perciò, preso consistenza.

Il materiale è stato lasciato, parte nelle montature originali per diapositiva, parte in scatole per lastre « Lumière » e « La Luminosa », parte - stampato e mai pubblicato - in due album recanti la dizione « Titoli pratici », accanto ai volumi dei 32 lavori « biologici » e dei 34 lavori « clinici », e a un gran numero di scritti: perizie medico - legali, articoli, conferenze, documenti vari, sparsi dalle vicende dell'ultima guerra e in questi anni da me riuniti, spesso sulla traccia dei ricordi di lontani racconti.

Con questi precisi elementi e introducendo quanto più possibile Suoi brani originali - è stato avvincente, più che arduo, ricostruire i momenti biografici di Vitige Tirelli, essenziali sotto il profilo scientifico, nei quali inserire la presentazione della raccolta iconografica inedita ora rinvenuta.

 

Vitige Tirelli nacque a Carpi di Modena il 21 marzo 1866. Dopo gli studi di  "logica ", " umanità ", e " retorica " a Modena, seguì assiduamente i corsi all'Università di Bologna. Suoi quaderni fitti di minuti appunti raccolti in quel periodo ci riportano le lezioni di Clinica Medica di Augusto Murri, innovatrici per il chiaro intuito psicosomatico che le guida, sulla via della diagnosi clinica  "diretta e per esclusione ".

Il numero 176, anno XIIIII de "Il Cittadino" - giornale politico quotidiano di Modena -, del 28 giugno 1889, - sotto il titolo "Nuovo Laureato", annuncia che: "Tirelli Vitige del vivo Cav. Avvocato Gasparo, dopo splendidi esami conseguiva la laurea in Medicina e Chirurgia nella Regia Università di Bologna".

Il Tirelli fu, subito dopo e per diversi anni, al Laboratorio di Patologia Generale e Istologia dell'Università di Pavia, allievo di Camillo Golgi che davvero "diede materia di studi sempre nuovi e sempre rinnovantisi sull'anatomia e sulla fisiologia del sistema nervoso centrale e periferico a molte generazioni di ricercatori". A quella scuola il Tirelli acquisì ed affinò la preparazione istopatologica che fu, poi, a fondamento della produzione scientifica degli anni seguenti: in particolare studiò ed applicò, tra i nuovi metodi di Golgi, la famosa reazione nera al nitrato d'argento per la dimostrazione delle cellule nervose e dei loro prolungamenti anastomotici, nonché delle cellule ossee (comunicazioni alla Reale Accademia dei Lincei: 1890-1895). Naturalmente, le antiveggenti teorie del Golgi sul valore funzionale delle varie parti della cellula furono fin da allora apprese e ben meditate.

Il decennio 1890-1900 può considerarsi il periodo felice nella carriera scientifica e clinica di Vitige Tirelli: egli fu in quegli anni, prima assistente di Benedetto Morpurgo e settore anatomico, poi direttore del Laboratorio anatomo-patologico e clinico del Manicomio di Collegno e, contemporaneamente, medico ordinario nella Divisione Maschile dell'istituto stesso. Attività di ricerca anatomo-patologica e medico-legale da un lato, e pratica della psichiatria secondo gli indirizzi più avanzati dall'altro, si svolsero - favorite dalla residenza in Ospedale della famiglia, appena costituita e sempre dilettissima con armonico parallelismo, in un ambiente che dovette essere eccezionalmente propizio ed evocatore di entusiasmi.

Riflesso di quei tempi è un brano di una lettera indirizzata al Professor Morpurgo, patologo generale a Torino, e di fama già internazionale, molti anni dopo.

« In laboratorio, avevamo solo muri per ripararci e una stufa per riscaldarci. Tutto fu creato da Lei: assistente, inserviente, strumenti, mezzi di studio; ingegnosamente quanto economicamente, con risultati superbi.

Ricorda, Professore, come - prima che col termostato ideale ed insuperato del peritoneo del coniglio - coltivammo la tubercolosi in un termostato fatto con una latta da benzina col fondo di legno, entro al suo involucro di legno col fondo di latta, riscaldate con una lampada da petrolio? Esiste ancora, a Collegno, quel cimelio.

Ricorda, Professore, che con un microscopio Seibert, a vite macro-metrica e senza micrometro oculare, furono contate (senza perderne una sola) tutte le cellule del ganglio spinale del coniglio, attraverso tutta l'evoluzione della cellula nervosa di quell'organo, meritando l' onore di pubblica menzione da Giulio Bizzozero, nella seduta di chiusura del Congresso Internazionale in Roma nel 1894?

E che, in sala anatomica, Ella praticava le autopsie di tutti i cadaveri (anche di quelli rubati alla sepoltura), dettandone il protocollo a me solo, diligentissimamente, come a una scolaresca intera; ed esigendo poi nelle 24 ore la dimostrazione istologica della lesione giudicata causa di morte, su preparati per congelamento che rimangono - materiale preziosissimo - nel museo anatomo-patologico di Collegno?

E le serate spese a scrivere il protocollo del lavoro della giornata, o il testo del lavoro da pubblicare? Se non pure le notti a controllare la lampada del famoso termostato, o gli amori lunari dei conigli per la determinazione esatta dell'età dei ganglii spinali che avremmo poi studiato?

Ricordi straordinari, irripetibili, commoventi ».

Il Laboratorio di Collegno, funzionalmente collegato con quello del Manicomio Torino- Città, ebbe storia e dignità scientifica particolari. Questi organismi erano stati istituiti nel 1885 per lo studio clinico- biologico dell'alienato, integrato con la ricerca anatomo-patologica macroscopica sistematica, istologica e batteriologica. "E da essi rifulse tanta luce di scienza, di studio, e di operosità che illuminò molte cattedre universitarie, di psichiatria, di istologia e di patologia generale: diede numerosa e valorosa schiera di liberi docenti a molte università, e direttori a manicomi pubblici e innalzò enormemente il livello colturale e scientifico del Manicomio stesso".

Dal laboratorio di Collegno passarono Giovanni Battista Pellizzi e Luigi Roncoroni, successivamente illustri cattedratici di psichiatria. Come è noto, il Pellizzi descrisse, poi, compiutamente per primo, nel 1910, la sindrome della macrogenitosomia precoce (Sindrome di Pellizzi) da tumore epifisario, secondo concetti fondamentalmente oggi accettati dall'endocrinologia moderna.

Antonio Marro, inoltre, fìn dal 1893 curò i primi studi « sui succhi delle ghiandole interne », alla Brown-Sequard; studiò il metabolismo in rapporto alle malattie mentali, alla paura, al lavoro; e pubblicò i primi lavori sulla pubertà nell'uomo e nella donna, in rapporto alla psichiatria, alla pedagogia e alla sociologia, « Sulla evoluzione psicologica », « Sull'impulso al parricidio nell'epoca pubere », ond'è che Antonio Marro può essere considerato oggi, a buon diritto, un precursore della psichiatria endocrinologica, nel senso attuale di Manfred Bleuler.

Da quel Laboratorio uscirono - in assoluta onestà scientifica e con rigorosa metodologia - 34 grossi lavori "biologici" di Vitige Tirelli: alcuni di ampiezza monografica e con splendidi disegni.

Interessa qui particolarmente ricordare le seguenti pubblicazioni:

  • Sur une nouvelle méthode pour cultiver les bacilles de la tuberculose (1892).

  • Sullo sviluppo dei ganglii intervertebrali del coniglio (1892). - Dei processi riparativi nel ganglio intervertebrale (1895).

  • Sull'anatomia patologica degli elementi nervosi in diverse frenosi e specialmente nella frenosi epilettica (1895).

  • Sulla presenza e sul significato di certe forme mitotiche nei gangli intervertebrali dei paralitici (1896).

  • Sur l'anatomie pathologique des éléments nerveux dans l'empoisonnement aigu per le sublimé (1896).

  • Come si comporta lo stroma neurocheratinico delle fibre nervose nel moncone periferico di un nervo reciso e nel cadavere (1896).

  • Sulla cronologia della morte degli elementi del sistema nervoso centrale e periferico (1896).

  • Sulla tossicità del sangue nelle asfissie (1896).

  • Autointossicazioni secondarie all'azione dei caustici e del calore (1897).

  • Ricerche batteriologiche sui neonati (1897).

  • Sulla diagnosi differenziale tra alterazioni patologiche e cadaveriche nelle cellule nervose (1898).

  • Sulla influenza delle basse temperature sull'evoluzione dello embrione di pollo (1899).

  • La microfotografia applicata allo studio della struttura della cellula nei gangli spinali (1899).

  • La microfotografia applicata allo studio della struttura delle cellule dei gangli nell'inanizione (1900).

  • Lipocromi nelle cellule ganglionari di alienati (1900). - Alterazioni del sangue da freddo (1901).

  • Studi ematologici sulla morte per fame (1901).

Spiccano, come si vede, in questo gruppo di lavori, la vastità e l'approfondimento della ricerca istopatologica sul sistema nervoso, quale indirizzo di studio fondamentale per lo sviluppo della psichiatria clinica. L'attenzione fu in particolar modo rivolta « al modo di comportarsi degli elementi nervosi nei processi più svariati fisiologici e patologici: scegliendo a tale scopo, per istudio, il ganglio intervertebrale, perché presenta tale differenziazione degli elementi suoi da non lasciar dubbio intorno alla natura di quelle cellule che, per avventura, mostrassero fatti speciali degni di menzione ».

Al lavoro sullo stroma neurocheratinico delle fìbre nervose, è connesso l'aneddoto riportato dal Tirelli nel 1934.

"Nell'occasione d'un congresso di patologia a Pavia (credo nel 1906) Camillo Golgi, a voler persuadere il Koelliker dell'esistenza dello stroma neurocheratico da lui descritto nella guaina mielinica dei nervi periferici, invitò chi scrive a disporgli un'esposizione microscopica di quel particolare istologico, ripetuta su di una serie di otto preparati. Onde il Koelliker la sera, in casa Golgi, brindando alla Signora Lina, proclamava che nella prossima edizione avrebbe fatto menzione di quel particolare. Tanto poteva in quei Maestri, oltre al sapere, anche la pratica della vita".

A proposito della tecnica microfotografìca, alle sue prime prove, il Tirelli ha lasciato ampia descrizione sui particolari dell'esecuzione (Annali di freniatria e scienze affini: 1899). Tra l'altro egli dice: « L'apparecchio adoperato per la microfotografia è della casa Zeiss di Jena. Noi ci siamo serviti sempre della luce artificiale fornita da un becco Auer. Le difficoltà che abbiamo dovuto superare per avere una pressione di gaz costante e sufficiente furono non poche, causa la località molto bassa del laboratorio. Per questo fu necessaria la costruzione di un gazometro di un metro cubo circa di capacità, col quale si poté ottenere una pressione sufficiente, onde avere il massimo di luce. Maggiori vantaggi avremmo ricavato dall'impiego della luce elettrica, ma questa, finora, non è a nostra disposizione. Così pure, per l'ubicazione speciale del laboratorio, non abbiamo potuto usufruire della luce solare».

Tali lavori furono portati a termine con la collaborazione di Carlo Martinotti, ricercatore di coltura vastissima, che affrontò tra i primi « i problemi più moderni della patologia generale direttamente sul cervello, o indirettamente attraverso l'alterata funzione delle capsule surrenali, o della sclerosi arteriosa, o del ricambio modificato dall'epilessia, dall'ipoplasia aortica, dall'acromegalia. Egli era così alieno dal parere, che molte cose già compiute non pubblicò mai, perché non credute abbastanza interessanti o non sufficientemente dimostrate. Come avvenne, per esempio, per i corpi di Negri della rabbia che, chi scrive, può accertare aver egli stesso veduti prima di quell'Autore ». (Commemorazione pronunziata da V. Tirelli all'Accademia di Medicina nel 1918).

Conseguita la Libera Docenza in Medicina Legale, Vitige Tirelli si trasferì nel 1900 al Manicomio di Torino-Città: come Medico Capo della Divisione Femminile nel 1901, come Medico Primario nel 1906, come Direttore nel 1910 dopo A. Marro.

« L'Italia, da poco eretta a Nazione, addestrata dall'iniziazione straniera agli studi biologici, cercava affannosamente sé stessa.

Dappertutto era fervore di studi, desiderio di opere e di progresso scientifico. Dappertutto sorgevano laboratori scientifici di ogni genere pur con mezzi limitatissimi: nelle università, nelle scuole, negli ospedali si assistette - spettacolo nuovo quanto curiosissimo - alla consistenza del vecchio classico sapere che ripiegava dignitoso ma vinto, davanti all'incalzare impetuoso della giovane generazione colta dei nuovi studiosi, che si sostituiva baldanzosamente all'antica. In quell'epoca, i manicomi diventarono - più sollecitamente degli altri ospedali - centro vivo di questa attività nuova.

A Torino, in modo particolare, si era sospinti anche di più dalle bellezze insospettatamente rivelate in biologia, in morfologia, in fisiologia, in sociologia, per la presenza contemporanea di nomi quali furono Bizzozero, Golgi, Mosso, Lombroso, Giacomini, Camerano e Morselli ».

La figura di Cesare Lombroso, fondatore dell'« Archivio di antropologia criminale, psichiatria e medicina legale » e ideatore del « Museo di psichiatria e antropologia criminale » di Torino, era, naturalmente, di particolare rilievo (resta fondamentale, tra l'estesissima bibliografia, il lavoro: « L'atavismo e la legge di convergenza degli organi nelle razze e nelle specie »: 1899). E, se il Lombroso non poté persuadere interamente dell'esistenza dell'« uomo criminale », così come egli lo aveva ideato, fu, tuttavia, anche in seguito, accolto il concetto del criminale per tendenza, oltre a quello del criminale abituale e professionale.

Vivamente partecipe di questo ambiente, il decennio 1900-1910 fino alla grande guerra, fu il periodo compiutamente formativo nella strutturazione della personalità scientifica di Vitige Tirelli. Mentre proseguì intensa l'opera di ricerca con estesi lavori su: « Esami macroscopici ed istologici su ossa di alienati » (1908), « Considerazioni di medicina legale sulle ossa umane » (1910), «L'osteodiagnosi dell'età della morte » (1911-12) - lavori, le cui conclusioni restano in buona parte valide a tutt'oggi -, egli raccolse un enorme materiale di osservazione riguardante la clinica psichiatrica, la antropologia criminale, la medicina legale, la tecnica manicomiale, la medicina sociale.

Tra i lavori clinici sono specialmente degni di menzione:

  • Autopsia giudiziaria in un caso di omicidio per arma da fuoco (1901).

  • Perizia medico-legale sulle condizioni mentali di Rosa Bonetti, imputata di correità in omicidio. (Processo Murri: 1901).

  • Tentato uxoricidio per acido solforico (1901).

  • L'ipoclorurazione nella cura dell'epilessia (1902). - Sulla disvulnerabilità degli epilettici (1902). - L'isotonia del sangue degli alienati (1902).

  • Sulla disinfettabilità della pelle umana (1904).

  • Studi statistici sulla follia criminale nel Manicomio di Torino durante il decennio 1896-1906 (1906).

  • Osservazioni isto-batteriologiche e cliniche sul decubito degli alienati (1907).

  • Effetti del messaggio sulla pelle degli alienati (1907).

  • Di un caso di sommersione protratta con successivo richiamo in vita (1908).

  • Su di un caso di suicidio per colpo di revolver all'orecchio (1909).

  • Obbligatorietà dell'assicurazione contro gli infortuni del lavoro per gli infermieri del manicomio (1909).

  • Della protezione dei medici di manicomio contro l'infortunio professionale (1910).

  • Cenni sulla Società di Patrocinio per poveri dimessi dal manicomio (1911).

  • Errori e pregiudizi su manicomi e alienati (19,14).

Molte sono, poi, le considerazioni interessanti che si possono trarre, scorrendo un altro volume di « Titoli pratici » di Vitige Tirelli: quello comprendente le relazioni annuali sull'andamento statistico- sanitario dei Laboratori e delle Divisioni dal 1894 al 1912.

Si rileva, innanzitutto - anche a commento di più o meno recenti recidivanti polemiche - come fin dal 1900, prevenendo e superando, cioè, la famosa legge del 1904, il Tirelli, con il suo gruppo di collaboratori, avesse introdotto principi nuovi nell'assistenza all'ammalato mentale, quali il « no restraint », l'alimentazione razionale, la fisioterapia, il lavoro produttivo, le comunità di ergoterapia, la convalescenza per poveri dimessi dal manicomio (Società del Patrocinio).

Cosi scrive il Tirelli nella relazione sulla Divisione Maschile di Collegno, del 1900: «Della preziosa risorsa terapeutica costituita dal lavoro cercai di usare nel modo più largo possibile, compatibilmente colle condizioni dello Stabilimento. Purtroppo il numero dei ricoverati che di tale cura avrebbero potuto avvantaggiare, fu superiore ai mezzi disponibili, di guisa che ho dovuto provvedere spesso con apposito turno a che nessuno ne fosse totalmente privo, e sacrificare così quella continuità nell'applicazione che è tanto raccomandabile. Molti malati trasportati in un ambiente conforme alla loro vita anteatta, si riordinano mentalmente; col lavoro si ridestano in essi certe attitudini sopite, che fanno impallidire il disordine mentale e danno tono alle facoltà psichiche superstiti, le quali formano il nucleo della nuova personalità che va man mano disegnandosi e prendendo consistenza.

Molto si ripromette un indirizzo bene inteso di cura delle malattie mentali dalla occupazione.

Epperciò io sparsi ricoverati, secondo le loro attitudini, negli uffici medici e di segreteria, in cucina, in calzoleria, nella legatoria, nella materasseria, in dispensa ed altri riunii in una squadra speciale sotto la vigilanza dell'infermiere Altina ad attendere a lavori diversi di utilità per lo Stabilimento. Né accorsero inconvenienti rimarchevoli all'infuori della doppia evasione del ricoverato De Filippi, senza conseguenze di qualche entità.

Infine una certa parte fu concessa ai divertimenti. Oltre ai giochi delle bocce, della tombola, della dama, delle carte, curai l'idea della recitazione; trovai infatti un numero più che sufficiente di ricoverati che si prestano a sostenere le diverse parti in una commedia di facile interpretazione ».

Nella relazione del 1902 il Tirelli, oltre a rilevare che « le innovazioni introdotte con criterio savio e strettamente scientifico nella dieta dell'alienato, specie per quanto si riferisce al latte, segnano un progresso sicuro », si intrattiene sull'applicazione del principio del « no restraint », essendo egli riuscito a far accettare l'idea dell'innocuità di molti malati, soltanto impressionanti perché clamorosi, nonché quella dei vantaggi che si ottengono, in certe forme di agitazione accompagnata da un certo grado di coscienza, coll'uso della libertà e con un trattamento, per quanto è possibile, blando e mite.

« Per tal modo, a fine d'anno, i mezzi di contenzione propriamente detti (camicia di forza) erano del tutto banditi nelle Sezioni dei tranquilli e di infermeria, solo rimanendo quivi, in numero limitatissimo, dei malati assicurati di notte al letto con una semplice correggia al piede, abbastanza lunga da permettere una certa libertà di movimento anche intorno al letto. Disgraziatamente la mancanza, si può dire assoluta, di camere di isolamento nella Sezione agitate, non permette nemmeno l'isolamento relativo delle agitate più clamorose, di modo che, coricate in ambiente unico, queste si eccitano reciprocamente ».

Su tutti questi argomenti di tecnica manicomiale furono periodicamente intrattenuti dal Tirelli proficui scambi di idee con gli Istituti italiani e con quelli famosi di St. Anne e Salpetrière a Parigi, di Bron a Lyon, del Metropolitan Asylum di Londra, di Mendrisio e Perreux in Svizzera, di Meerenberg in Olanda, di Alt-Scherbitz, Buck, Ltineburg, Galkhausen e Wren in Germania, di Trieste, Steinhof e Mauer-Ohling in Austria, di Utica, Willard, Hudson-River, Middleton, Buffalo, Long-Island e Manhattan negli Stati Uniti di America. Il confronto nel livello dell'assistenza è spesso a favore dell'Istituto a Torino.

Ampie possibilità di discussione, attuali anche ai giorni nostri, si possono infine trarre nella lettura di quei rendiconti annuali - dalle indagini necroscopiche sistematiche, relative alle cause di morte dei ricoverati nei Manicomi di Torino e Collegno. Sono ad esempio segnalati diversi casi di epilessia o di altra psicopatia, sintomatici di neoplasia cerebrale. Interessante è, anche, il risultato dell'autopsia in un individuo che nessuna alterazione psichica aveva dimostrato in vita, eccetto quella gravissima del senso morale, e che morì improvvisamente. Si trovò: «Una cicatrice ossea in corrispondenza della regione fronto-parietale destra, limitata da un colorito più intenso dell'osso e da una estrema sottigliezza del medesimo in quella regione. In corrispondenza di questo punto, l'arteria meningea media è dilatata da un piccolo sacco aneurismatico, grosso come un grano di frumento e lacerato con notevole spandimento sanguigno fra la dura e le meningi molli. L'anamnesi riferisce che il nostro individuo, da prima sano, patì a 18 anni una violenta bastonata alla parte destra del capo che lo lasciò tramortito per tre giorni e con vomito, poi obbligato a letto per circa due mesi».

Alla evoluzione del pensiero scientifico nel periodo tra le due guerre - e in particolare di quello psichiatrico, dall'organicismo allo psicogenismo - Vitige Tirelli non fu certo estraneo, anche se il suo impegno fu più propriamente di sintesi sul lavoro compiuto e di più diretto interesse sociale. Egli fu forse, allora, lo « psicologo » nel senso di Thomas Mann, in quella aurea posizione di pensiero, cioè, intermedia tra umanesimo e teologia.

Il Tirelli tenne, regolarmente, per oltre un ventennio, il corso libero di Psicopatologia Forense Dimostrativa all'Università di Torino, con sempre alta frequentazione degli studenti di Medicina e di Legge. Soleva egli insegnare che: « La medicina legale non è clinica pura. Bensì applicazione dei problemi clinici ai convenuti sociali correnti: adattati - se vuolsi - a determinate formule direttrici, varie e mutevoli a seconda dei bisogni civili, i quali evolvono e che nessuna fantasia di medico d'ingegno può debitamente interpretare se non ne conosca l'intimo significato giuridico, nascosto sotto la veste delle formule codificate ». Chi l'ha sentito ricorda ancora l'eleganza dell'esporre, la chiarezza dell'argomentare, la comunicatività e il conforto della voce.

Scrisse nel 1927 il capitolo « La psicopatologia forense nella legislazione italiana » per il trattato di psichiatria di Osvaldo Bumke (Utet, Torino), dopo lunga consuetudine ai dettami della scuola di Krafft- Ebing.

In campo professionale, il Tirelli ha lasciato un gran numero di perizie medico-legali psichiatriche: esame antropometrico, indagine diagnostica sulla vita organica e di relazione, e sulla vita psichica del soggetto, sono condotti con ordinata completezza, mentre rigore di ragionamento neuropsichiatrico e profondità di conoscenza giuridica si esprimono con particolare classicismo stilistico, sulla base di una spiccata intuizione psicologica e di una calde comprensione umana.

Non mancano, infine, lavori di carattere storico e storico-sociale come:

- Morfina e cocaina (1921).

- Cenni storici sulla origine e sullo sviluppo tecnico e scientifico del Regio Manicomio di Torino (1928).

- Il patronato post-manicomiale nella provincia di Torino (1931).

- Le demenze giovanili (1931).

- Vocabolario del gergo dei muratori carpigiani (Fratelli Bocca Editori, Torino, 1932).

Fu Presidente della Reale Accademia di Medicina di Torino nel biennio 1934-1935 e, rieletto, nel biennio 1936-1937. Scienziati già illustri, o pionieri in quel tempo, furono presentati dal Tirelli: come, ad esempio, Achille Mario Dogliotti che, nel 1934, lesse la comunicazione « Organizzazione e compiti di un servizio specializzato per l'anestesia in un grande ospedale ». Le commemorazioni di Ferdinando Micheli, Angelo Ceconi, Alfonso Bovero, allora scomparsi, furono - nelle parole commosse e misurate del Presidente - più che laudationes accademiche convenzionali. Sul Giornale dell'Accademia di Medicina sono anche pubblicati i due ultimi lavori del Tirelli: « Contributo allo studio del problema della trasmissibilità famigliare dei disegni papillari digitali » e « Le linee papillari digitali nei gemelli » (1936). Al doloroso commiato dall'attività ospedaliera, nel 1939, segui la malattia: la rapida progressione di una cardiopatia ipertensiva. Vitige Tirelli morì a Torino il 7 dicembre 1941. Gli fu vicina fino all'ultimo la mia Nonna, Teofìla Rizzatti, compagna impareggiabile di una lunga vita.

« La Stampa » di Torino del 9 dicembre 1941 annuncia che «è deceduto il Prof. Vitige Tirelli, insigne nel campo degli studi psichiatrici ».

Pur ufficialmente preannunciata, nei difficili anni della guerra, non mi risulta che sia stata mai tenuta alla Accademia di Medicina una commemorazione pubblica di Vitige Tirelli.

Anche nell'intento di mettere in luce i vari aspetti della personalità culturale di Vitige Tìrelli, si è concretato cosi il mio proposito di presentare oggi una selezione della raccolta iconografica da lui ordinata nel ventennio 1890-1910.

Essa sottintende, verosimilmente, la prima idea di un "atlante di psichiatria clinica"  quale è stata, poi, realizzata, per la neurologia, da J.D.Spillane , nel 1968. L'ottima fotografia clinica, se integrata da un testo descrittivo sulle varie affezioni, dall'anamnesi e dai dati obiettivi completi sui singoli pazienti, dalle indagini diagnostiche, nonchè dai consueti commenti esplicativi, avrebbe potuto, infatti, costituire la materia e la linea direttrice per un'opera del genere.

Pure nel suo schematismo originario, io credo, tuttavia, che, oltre a dimostrare un notevole grado di progresso tecnico della documentazione scientifica nell'epoca ancora eroica della fotografia, la raccolta iconografica del Tirelli conservi oggi una utilità didattica, anche se (o proprio perché) pateticamente legata a un tempo definitivamente perduto. In qualche sequenza di immagini è possibile addirittura apprezzare quella «logica della patologia mentale, talvolta altrettanto ferrea quanto quella della fisiologia e dei determinismi biologici in generale ».

Il nome del bravo fotografo clinico resta ignoto: è probabile che si sia trattato di un ricoverato, il cui talento era proficuamente impiegato, in accordo con le direttive della terapia occupazionale. La grande maggioranza delle lastre si è mantenuta in buone condizioni fino ai giorni nostri.

Lo Studio di fotografia scientifica Bussonetti - Torino ha curato con molta attenzione la attuale stampa delle fotografie pubblicate.

L'atlante è stato suddiviso in tre sezioni: 1) Clinica Psichiatrica; 2) Antropologia Criminale e Criminologia Psichiatrica; 3) Documentazione Psichiatrica e Manicomiale.

1) Clinica Psichiatrica. Le fotografie vengono presentate con le didascalie originali dell'autore. Esse si improntano, in parte, alla antica distinzione nosologica di Verga, che il Tirelli mantenne fin verso il 1906, per non modificare la diagnosi ufficiale di ammalati, stabilita in epoca più remota.

Tale classificazione comprendeva:

Imbecillità
Idiozia
Cretinismo
Esaltamento maniaco (con furore e semplice)
Paranoia (o monomania intellettiva: delirio di persecuzione)
Melanconia o lipemania (semplice e stuporosa)
Demenza precoce (o primitiva)
Demenza terminale
Pazzia morale
Pazzia circolare
Frenosi ipocondriaca
Frenosi sensoria
Neurastenia
Frenosi isterica
Frenosi epilettica
Frenosi alcoolica
Frenosi paralitica
Frenosi senile
Simulazione

Per l'inquadramento degli ammalati fotografati il Tirelli adotta però il seguente più moderno criterio personale di raggruppamento:

A)Le frenastenie: a) l'idiozia; b) l'imbecillità; c) la povertà di spirito.

B) Le forme degenerative: a) la paranoia; b) i degenerati; c) l'isteria; d) l'epilessia

C) La psicosi maniaco-depressiva: a) fase esaltata; b) fase depressiva.

D) Le forme involutive: a) le psicosi ipocondriache; b) le psicosi senili.

E) Le allucinazioni

F) La demenza precoce: a) forma ebefrenica; b) forma catatonica; c) forma paranoide

G) Le tossinfezioni: a) il cretinismo; b) la paralisi generale progressiva; c)l'alcoolismo; d) l'amenza.

Dalle numerose tabelle elaborate da Tirelli in quegli anni, si apprende che - in via di scomparsa i casi di frenosi pellagrosa - prevalevano in genere le forme maniaco-depressive tra le diagnosi di entrata e di recidiva; seguivano le forme paranoiche, le paralitiche (progressive), le epilettiche e le alcoliche, le senili, la demenza precoce, e le varie frenastenie. Speciale attenzione era, come è noto, attribuita alla paralisi progressiva, « implacabile falciatrice ironica di menti adulte ». Vari e numerosi gli aspetti della catatonia, cui corrisponde - nell'iconografia - larga esemplificazione.

Il lettore di oggi può facilmente rilevare i mutamenti di frequenza e operare le necessarie trasposizioni alle classificazioni attuali delle malattie mentali, a seconda dei personali orientamenti. Si può, così, seguire l'evoluzione della interpretazione di certe forme, come il furore, la monornania impulsiva,. la frenosi sensoriale e quella ipocondriaca, scadute via via ad aspetti sintomatologici di quadri più ampi e fondamentalmente più veri. E'   ugualmente da operare l'ovvio passaggio dal concetto e dal termine Kraepeliniani di demenza precoce (ebefrenica, catatonica, paranoide) a quelli di schizofrenia sec. Bleuler, di dissociazione intrapsichica sec. Bleuler - Claude, di psicoressi sec. Levi - Bianchini ed altri. E'  infine interessante cogliere marginalmente - per l'endocrinologo - come fosse quella l'epoca in cui molte endocrinopatie, come ad esempio gli ipotiroidismi primitivi prenatali, il cretinismo endemico o sporadico fino al più grave quadro della idiozia, il morbo di Basedow, e anche l'infantilonanismo ipofisario, fossero ancora riferite diagnosticamente a malattia mentale tossinfettiva, per la componente neuropsichica talora clinicamente prevalente. La diagnosi endocrina dei casi fotografati appare di conseguenza, oggi, inesatta.

2) Antropologia Criminale e Criminologia Psichiatrica.

Le linee nosografiche fondamentali sono analoghe a quelle della sezione precedente. Nel caso particolare, il Tirelli accetta la distinzione in:

a) I pazzi criminali: « veri malati nei quali il crimine non è che una manifestazione sintomatica della pazzia ». Essi vengono, inoltre, separati secondo che siano guaribili o inguaribili; e, questi ultimi, secondo che siano curabili o incurabili. Ciascuna di queste suddivisioni, agli effetti tecnici può comprendere quella ulteriore di temibili e non temibili, con relative varianti.

b) I criminali pazzi: « soggetti nei quali la pazzia è la estrinsecazione non necessaria di una degenerazione fondamentale qualsiasi o di una predisposizione morbosa » (criminali veri di Bianchi, immorali per nascita di Tanzi, pazzi morali schietti di Lombroso, deboli di mente di Mendel, Binswanger) e inoltre i simulatori di pazzia.

Nel manicomio criminale viene, inoltre, adottata la distinzione clinica di Tanzi in: immorali per impulsività (criminali d'impeto), « da trattarsi a regime essenzialmente psicoterapico »; immorali per deficienza di simpatia e di altruismo in genere: « veri criminali incorreggibili, temibili sempre, e da trattarsi col più severo regime limitatore di ogni libertà »; immorali di tipo misto, comprendenti anche l'immorale d'abitudine o d'occasione.

Per la presentazione delle fotografie è tuttavia usato il seguente schema ordinativo personale:

A) 1 criminali d'ambiente: a) i civili; b) i militari.

B) 1 criminali pazzi: a) i frenastenici (imbecilli e poveri di spirito); b) i degenerati; c) i paranoici; d) gli epilettici; e) i distimici; f) gli involutivi –senili; g) i cretini; h) i dementi precoci; i) gli alcoolisti; 1) i simulatori.

Anche in questa sezione è lasciato al lettore il facile compito di leggere la casistica secondo le impostazioni concettuali moderne.

3) Documentazione Psichiatrica e Manicomiale. Le fotografie di questa sezione vengono anch'esse disposte secondo l'indicazione del Tirelli. Esse comprendono tre gruppi di argomenti.

a) Microfotografie di cellule nervose in varie affezioni mentali. Tali primi esemplari sono di notevole valore storico, specie se si pone mente alle scarse possibilità iconografiche delle pubblicazioni della epoca.

b) Grafologia psichiatrica. I campioni ottenuti da diversi pazienti possono aggiungersi all'ampia informazione attuale in questo campo e prestarsi a discussione per il cultore sia di psichiatria che, in particolare, di psicografologia.

c) Il Manicomio di Torino, Via Giulio. Si inserisce, qui, un elemento che non mi pare di banale contorno, in quanto le istantanee di dignitosa vita manicomiale, ancorché così lontana dall'ausilio della psicofarmacoterapia, valgono a precisare il quadro, non letterario né giornalistico, di un periodo di storia ospedaliera torinese certo bene adeguato al suo tempo e forse di qualche esempio al nostro. In alcune fotografie, peraltro, speciali notazioni d'ambiente fine- secolo potrebbero essere colte e approfondite.

Giunto al termine del mio lavoro, e considerandone criticamente elementi costitutivi e manchevolezze formali, mi sono convinto che, non tanto le suggestioni della mia infanzia col Nonno, quanto la statura scientifica e medico-sociale di Vitige Tirelli - nel suo tempo, a Torino - valgono a motivare una sua commemorazione nel centenario della nascita. E che una tale commemorazione sia principalmente affidata alla pubblicazione della sua collezione iconografica, certo a lui cara e vissuta con serena simpatia per la singola persona ivi compresa, non mi pare occasione disdicevole.

D'altra parte mi sembra oggi ancor valido l'atteggiamento che il Tirelli - nel 1935 - riteneva proprio dello studioso « a sostare, come attonito e pensoso, davanti al mistero profondo dell'arresto catatonico e della reiterazione schizofrenica, all'irriproducibile disordine schizofrenico, all'enigmatico negativismo. Sostare attonito e pensoso, come incerto, ma presago, alla soglia inviolata finora del significato patogenetico delle probabili dissociazioni biochimiche ».

 

Torino, febbraio 1970                               BRUNO BRUNI

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